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A partire dal novembre 2007 è scattata una legge che prevede il pagamento di un eco-contributo di 22 centesimi più iva per ogni lampada a basso consumo acquistata. In cambio dovrebbe essere assicurato il ritiro delle lampade non più funzionanti e, soprattutto, il loro riciclaggio in appositi centri, allo scopo di evitare la dispersione delle sostanze tossiche contenute al loro interno: mercurio e polveri fluorescenti. Invece, nei negozi in cui sono commercializzati questi prodotti, non c’è traccia dei contenitori per la raccolta differenziata, né c’è l’intenzione di accollarsi quintali di lampade fuori uso in attesa che si metta in moto il meccanismo di raccolta. 

E nell’attesa le lampade finiscono nei normali cassonetti della spazzatura dove, quando non si riducono in pezzi, spargendo nell’ambiente le sostanze pericolose, tocca alla sensibilità degli operatori ecologici delle aziende municipalizzate recuperarle e poi avviarle ai centri di raccolta capaci di riciclarle. Il problema esiste solo per i 130 milioni di lampade a basso consumo di vario tipo vendute ogni anno in Italia: i cosiddetti «tubi fluorescenti» compatti e non compatti, per i quali c’è l’obbligo dello smaltimento differenziato. Tutte le altre lampade a filamento (o a incandescenza che dir si voglia) non contengono elementi tossici. 

Se leggete l'articolo capirete che tutto parte dall'Unione Europea: noi siamo sempre gli ultimi ad attivarci...sob...

Le lampade a basso consumo costano circa dieci volte di più rispetto a quelle a incandescenza, ma durano anche dieci volte di più e consumano l’80% di meno. Impiantarle nei locali dove si tengono a lungo le luci accese comporta un risparmio annuo di diverse decine di euro sulla bolletta elettrica familiare e quindi un rapido ammortamento della maggior spesa sostenuta per acquistarle. 

Quindi continuiamo a comprarle...e speriamo che si diano una mossa!



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Pubblicato da Laura on lunedì 14 aprile 2008
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- quantità di biossido di carbonio prima della rivoluzione industriale: 280 ppm
- alla fine degli anni Cinquanta: 315 ppm
- oggi: 380 ppm, e cresce di circa 2 ppm ogni anno
Negli ultimi due anni sono stati prodotti una serie di rapporti che indicano in 450 ppm la soglia che sarebbe saggio rispettare.
Finora solo gli europei e i giapponesi hanno cominciato a ridurre le loro emissioni di carbonio. Nel frattempo, le emissioni degli Stati Uniti continuano ad aumentare. Anche Cina e India hanno iniziato a produrre enormi quantità di anidride carbonica.
In un articolo pubblicato su Science, Stephen Pacala e Robert Socolow dell'Università di Princeton hanno elencato 15 "cunei di stabilizzazione": misure in grado di produrre risultati effettivi, per le quali la tecnologia è già disponibile o in via di sviluppo.
Il cambiamento climatico non si può arrestare, ma solo contenere. Questo si può fare innanzitutto cambiando le nostre abitudini. Non abbiamo scelta.
Una curiosità: in America c'è l'abitudine di ordinare cibo da asporto proveniente da ogni angolo della terra: una ricerca ha calcolato che ogni boccone di cibo percorre una media di circa 2.500 chilometri prima di raggiungere la bocca di un americano!
Per chi fosse interessato a saperne di più, consiglio l'acquisto di National Geographic, una delle più valide riviste sul mercato.


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Pubblicato da Laura on sabato 6 ottobre 2007
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